16 Settembre 2007

"DOLCE ET DECORUM EST PRO PATRIA MORI"


 

Sono diversi giorni che la mia cara ex mi sta implorando di ospitarla nel mio blog con una delle sue digressioni da seconda grande studiosa di Bertold Brecht (la prima è la prof che le sta correggendo la tesi...). Inizialmente non volevo, poi ho letto questa (ed altre cose) ed ho rapidamente cambiato idea. Beccatevi quindi un breve parallelismo generazionale tra le opere di questo straordinario autore tedesco ed i tempi d'oggi... buona lettura


di Elena Fuganti


"Dolce et decorum est pro patria mori". Questo il titolo di un tema scolastico propinato a Brecht studente, che il poeta stravolse completamente. Infatti se traduciamo le parole di Ovidio, da cui viene la citazione, il significato è questo “E’ decoroso e dolce morire per la patria”. Bert (mi si conceda il tono confidenziale), fu un po’ indignato da questa affermazione, poiché come egli stesso scrisse: “il detto che dolce e decoroso è morire per la propria patria può essere considerato solo come propaganda per certi scopi. Il congedo dalla vita riesce sempre difficile, a letto sul campo di battaglia, ma certo più che a tutti ai giovani nel fiore degli anni. Solo teste vuote possono spingere la loro vanità al punto da parlare di un facile salto dall’altra porta, e anche questo dicono solo perché si sentono lontani dall’ altra vita.”

Come dargli torto? Certo nessuno a noi civiltà occidentale sta chiedendo di andare a morire per scopi umanitari… O forse si… e pure a me sembra che l’associazione di parole: “guerra preventiva”, “invadiamo per esportare la democrazia”, non sono poi tanto lontane da questo semplice motto scritto in una lingua… morta. Ho conosciuto tantissimi ragazzi che per disoccupazione si arruolavano militari.

Leggendo infatti questa citazione, mi sono venuti in mente strani pensieri:  i kamikaze, a cui forse la frase meglio si sposa. Eppure anche le nostre truppe, non solo quelle americane, anche quelle italiane sono impegnate in contingenti di pace, e a quanti funerali di stato in pompa magna abbiamo assistito? E se si guarda con occhi attento la cinematografia americana da cassetta, o i video musicale della fascia dei teen-agers, possiamo notare come sia rispuntata la figura del giovane soldato che parte, e lascia la moglie o la ragazza giovane, e magari con il pancione…

Io la trovo propaganda implicita. Con questo non voglio attaccare ne giudicare nessuno e solo mi chiedo quanto siamo facilmente manipolabili noi esseri umani. Guardando le immagini che ho appena citato, si prova un seno di tenerezza di pietà nei confronti del futuro militare, della donna piangente… si è portati a giustificarli. Siamo sottilmente portati a dare per buona la guerra. Eppure si muore, muoiono civili bambini giovani,vecchi, presunti terroristi,delinquenti veri, gente normale, gente qualunque, gente. Persone.

La cocente realtà e che non è cambiato niente? L’uomo è condannato a ripetere i propri errori senza da questi poter imparare?

Non voglio essere prosaica. Ma sono domande che mi pongo. La cosa che mi fa insospettire di più è che nelle scuole poco si parla o poco si cita di questo giovanile attacco rivoluzionario di Brecht. Lo si deve considerare un caso?

2 commenti

  • Maurizio

    Fantastico, e chi ci aveva pensato

    Ho letto un sacco di cose di Brecht ma non ho mai pensato a queste considerazioni. E meno male che era ignorante, e se era intelligente che faceva?!
    Scritto il: 17/09/2007 11:20:54
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