09 Settembre 2007

LA CASTA - RECENSIONE



ECCO A VOI LA NUOVA RECENSIONE REALIZZATA DALL'AMICO E COLLEGA VLADIMIRO:

"Sprechi, malaffare e nepotismo: la nostra classe dirigente e il lato cocacola della vita"


di Vladimiro Cotugno


Venite anche voi a visitare il fantastico mondo del governo del Belpaese: Un viaggio tra simpatiche comunità montane a livello del mare a bordo di auto blu distribuite a pioggia a qualsivoglia personalità; un mondo dove gli aerei di stato volano 37 ore ogni 24, dove lasagne e cernie costano meno di un panino dal salumiere, un mondo dove si nasconde la segreta e magica fonte che dona quello che oggi è il miraggio del lavoro: il posto fisso, perché se entri sei sistemato per sempre. Venite dove l’impossibile diventa possibile!
L’inchiesta dei due giornalisti del “Corriere della Sera”, rigorosa seppur non avvincente, ci mostra una quantità tale di sprechi, favori e nepotismi da farci riflettere: è vero che la classe dirigente di un paese è rappresentativa del paese stesso? Che politica è quella che non fa più discorsi culturali e a largo respiro, per puntare solo a raggranellare denaro e voti? Le parole degli autori appaiono eloquenti: “I partiti non hanno una vita democratica. Non promuovono la partecipazione. Sono oligarchie. Partiti personali. Senza società e senza territorio. Una casta che si sente al di sopra della società della quale si proclamano al servizio”.
L’ aneddotica trasversale dei due autori colpisce tutti i partiti, mostrando un apparato politico sempre più distaccato dai suoi referenti e sempre più lontano dal dovere morale del bene comune. Il libro è lo spaccato di una classe dirigente inadeguata, meschina, degenerata, un dossier preoccupante e tragicomico, un quadro desolante delle inefficienze della politica italiana, impietosamente confrontata con quello delle altre democrazie europee e con l’austerità e il rigore morale dei primi momenti della nostra Repubblica. Il mondo politico si è messo all’ingrasso oltre i limiti di un’umana decenza. E poi ci chiede di stringere la cinghia con le Finanziarie.
Uno dei quadri peggiori, tra tutti gli oltraggi al pudore segnalati, è quello che riguarda il nepotismo, forse il male peggiore dello stivale: una generazione di politici poco interessati a costruire una società migliore è fisiologicamente sopportabile. Errare è umano. Ma perseverare è immorale. Come definire, se non clientelismo medioevale, ciò che hanno fatto e che fanno le famiglie Gava, D’Alema, Martino, La Malfa, La Loggia, Cossutta, Russo Jervolino, Andreotti (eccezionale: nipoti e addirittura generi, come quello di Storace), Pillitteri, Craxi, Bono Parrino, Mattarella, Vizzini, Scajola, Fitto, Segni, Pecoraro Scanio, Fassino, Berlusconi, Mancini, per non dire della Mussolini? Sono solo i più conosciuti, non gli unici. E se volete andare poco lontano c’è un Di Pietro alla Provincia di Campobasso e, aggiungiamo noi, un Ruta al Comune. Figliolo, guarda, un giorno tutto questo sarà tuo.
Spaventose le sezioni del libro sulle consulenze pagate a peso d’oro dalle amministrazioni, sugli sgravi fiscali per il finanziamento ai partiti, sulle spese folli delle regioni autonome. Capitolo a parte, inoltre, l’assegnazione degli appalti pubblici ad aziende vicine alle famiglie dei politici. Spesso scartando progetti innovativi ed economici, bloccando di fatto lo sviluppo del paese: definire questi comportamenti utilizzi privati del bene pubblico appare più un eufemismo che una constatazione.
Ma è possibile che, in una apparente evoluta democrazia occidentale, tutti questi scandali passino sotto silenzio senza alcuna ribellione? Aldous Huxley, nel 1958 scrisse “Ritorno al mondo nuovo”. Analisi dell’evoluzione delle più avanzate società umane. Oggi minaccia di compiersi una delle profezie di questo libro illuminante, su come un giorno i governi e il potere non avrebbero avuto bisogno di mentire o di reprimere la libertà di stampa, semplicemente perché la denuncia dei loro scandali sarebbe caduta nel “flusso inarrestabile di distrazioni”.
Ad oggi non c’è stata alcuna denuncia contro gli autori. Ciò dimostra quanto sia vero ed inattaccabile il contenuto. Nessun politico ne parla, se non molto in generale, e si utilizza la strategia del silenzio per minimizzare lo scandalo. Leggendo le più disparate magagne commesse dalla nostra classe dirigente sembra che le redini del Paese siano tenute da tanti omini di burro: per chi non se lo ricordasse, guidava il carro di ciuchini diretto al paese dei balocchi. Indovinate chi sono i ciuchi. In palio uno stage di 6 mesi presso un’azienda a vostra scelta. Dalle 8 alle 10 ore di lavoro rigorosamente gratuite. La benzina? Un buono pasto? Ve lo pagate voi.

1 commento

  • chopingirl10@virgilio.it

    Oltre la totale disillusione

    Personalmente non ho letto il libro citato, anche se pubblicizzato oltre i limiti del possibile e presente ovunque sul mercatino editoriale d' "avanguardia"(ovviamente in senso ironico) della nostra nazione altrettanto all'"avanguardia"..che dire, di sicuro fotografa ed espone una realtà quella italiana contaminata appunto dalla politica del Belpaese, il nostro caro "Paese dei balocchi".
    Ma non credo che il problema sia riconducibile solo ad un discorso "politico" o culturale come nell'articolo allegato, quanto ad un fattore "ideologico"o per dirla in parole più comuni ad un fenomeno di mentalità.
    Certo è ovvio in una nazione dove la classe dirigente è decadente , non possono esserci speranze o illusioni di sviluppo, crescita e miglioramento, ma il punto è proprio che tale infima mentalità clientelare e nepotistica si estende in larga misura a tutte le categorie sociali e professionali e si riflette purtroppo a quanto pare anche nelle piccole esperienze del quotidiano, a dimostrazione che tale mentalità è profondamente ancorata nella storia della società italiana stessa, con esempi soprattutto nel meridione dove la dice lunga la "strategia del potere" di reali caste e "associazioni" malavitose, un potere guadagnato con il terrore, la violenza, l'illegalità, l'odio.
    L' Italia infatti, nonostante le sue risorse siano grandissime, appare a mio avviso come una realtà insicura, triste, alle prese di continuo con comparazioni riguardo agli altri Paesi europei o agli Stati Uniti e dove sta prendendo piede come altrove la concezione dell'esteriorità, del culto dell'immagine a tutti i costi, della commercializzazione della cultura, dell'omologazione delle diversità, che proietta appunto verso la distorsione di visione nel concepire mete rapide a basso spreco di energie e di lavoro, creando così le fondamenta ideali per l'esercito dei furbi che avendo il solo privilegio di possedere un "nome" o un' imponente disponibilità finanziaria possono impiantare e edificare su una tale mentalità il loro "impero coloniale". Anche perchè si sa in Italia vale l'equazione denaro=potere e la meritocrazia non conta.
    E all'etica dei pregiudizi e degli "schemini"in cui tale mentalità è racchiusa è ovvio si aggiunge l'ipocrisia di quanti accettano e fanno propria questa visione della vita e delle cose e visto che talvolta il girone degli ipocriti può essere più numeroso e più prepotente del girone dei giusti, la stessa concezione di giustizia e lo stesso repertorio dei valori può essere esso stesso "raggirato" e capovolto, con la conseguenza ch appunto una situazione aberrante come quella descritta nella "Casta", se non accettata può essere tranquillamente concepita come qualcosa con la quale, per quanto fastidiosa ed immorale, in fin dei conti, ci si può convivere.
    Se poi si considera che il monopolio di alcuni "nomi" e poteri si estende dappertutto, seppur grazie solo alla propria prepotenza e con logiche meschine se non elementari, tutto il sistema dei valori viene ad essere falsato e si crea un soffocamento ad ogni tipo di reazione, vista l'impossibilità appunto di creare ancora discorsi culturali a largo respiro, come espresso nell'articolo.
    Ciò che mi spaventa però da ventiduenne italiana è proprio il chiedermi se con presupposti tali si possa trovare una via d'uscita per quanti giovani e valorosi hanno la voglia e l'entusiasmo di costruire il proprio futuro facendo leva esclusivamente sul proprio talento, le proprie motivazioni, le proprie uniche forze.Perchè in una realtà così "facilitata" come sta diventando quella italiana a causa di coloro che così vogliono costruirla e così la vogliono, è normale che ogni sogno,ambizione o ideale giovanile lascia il tempo che trova e svanisce dietro il rumore fragoroso e irritante di una realtà tanto meschina. Basti pensare all'ultimo scandalo per l'accesso alle facoltà a numero chiuso..in cosa può sperare un giovane italiano se anche le istituzioni come l'università che dovrebbero garantire la preparazione e la formazione necessaria su cui edificare il proprio futuro sono soggette a e dettano esse stesse logiche di clientelismo e corruzione?
    E penso che il peggior crimine della nostra nazione e della situazione descritta nella "Casta" sia proprio quello di uccidere gli ideali, gli ardori giovanili che ogni ragazzo o ragazza della mia età porta nel suo cuore e una nazione dove i giovani sono assuefatti da un sistema vizioso e abituati a pensare consegentemente da "vecchi" nella loro impotenza di fronte a tutto ciò, è una nazione che non mi pare possa avere essa stessa molte speranze e soprattutto un futuro spensierato e rigoglioso a cui guardare..che peccato!
    chopingirl10@virgilio.it
    Scritto il: 15/10/2007 01:48:08
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